"Pioggerellare cheto
in un mattino spentodistante dal vivereun sonno lucenteLargisce mestiziadolce e caraal mio esserecupo e piangente"
lunedì 11 aprile 2011
Malinconia
giovedì 10 giugno 2010
Zero
Se non esiste Qualcosa allora siamo di fronte al Nulla. Dunque il Tutto è come il Nulla. Capisce?
Caro Cyrano, c’è Qualcosa che non mi convince in Tutto quello che Lei ha detto. Per dirla tutta, del suo ragionamento non c’ho capito Nulla.
domenica 6 dicembre 2009
Buoni propositi
Che strano rendersi conto che, chissà da quanto, stiamo soffrendo un gran caldo; e sì, fa caldo. Te ne stai sommerso da una montagna di coperte, accanto ad un termosifone acceso e sotto un enorme lucernaio che ti spara da ore la luce del sole in faccia e tu, imperterrito, ti limiti a strizzare ancor di più le palpebre per evitare che tutta quella luce possa illuminare la tua incoscienza, restituendoti ad una veglia desiderata, ma in fondo profondamente ripugnata.
Così, mi manca l’aria, diavolo devo scoprimi, si soffoca, e una voce mi chiama e pronuncia il mio nome con tono rassegnatamente amareggiato, ma in fondo divertito da un’insolita mania di invertire la mattina con la notte e il pomeriggio con la sera.
Diavolo, ma se lei è qui, accanto a me, sul mio letto, ma se era già uscita, poco fa, allora è di nuovo qui, insomma è già tornata, saranno le due. Mi sveglio del tutto e mi sollevo di scatto. No! Mi sono riaddormentato!
Lo so… Dice lei. Non cambierai mai; dai! Vestiti che ho messo su l’acqua per la pasta. Così dicendo si alza e prima di andar via mi porge un ritaglio di giornale. Consolati, mi dice, ma cerca di cambiar vita.
Perché mai mi dovrei consolare con un mezzo sudoku già risolto? Una voce nella mia testa mi importuna. Stupido! Mi dice, gira il ritaglio! Sveglia!
Giro il ritaglio, leggo d’un fiato e sorrido. Così quella sensazione di frustrazione per aver perduto un’altra mattinata, per essermi riaddormentato quando già mi ero alzato e lavato i denti, di non aver vissuto le ore più luminose della giornate e di far colazione con una pasta al pesto, bè questa frustrazione, per un po’ svanisce. Cosa ho letto? Lo vuol sapere? Era una celebre frase si Ennio Flaiano.
“Decise di cambiar vita, di approfittare delle ore del mattino. Si levò alle sei, fece la doccia, si rase, si vestì, gustò la colazione, fumò un paio di sigarette, si mise al tavolo di lavoro e si svegliò a mezzogiorno.”
Buona notte, scusi scappo a dormire, domani mi voglio alzare presto e sono già le… cavolo, ma sono passate le cinque!
giovedì 10 settembre 2009
Che dormita
Il tutto è un po’ strano, lo so, ma le spiego, dal principio, magari a lei non parrà così strano.
Visto che, dopo tanto lavorare e correre, alla fine ho rispettato tutti i tempi e tutte le scadenze, visto che, oltre a concludere tutto ciò che dovevo fare, ho completato anche delle attività extra, finalmente, dopo giorni di fatica e zero tempo libero, torno a casa che sono ufficialmente in ferie. Andando a letto mi dico, domani si ronfa! E dicendolo mi strofino le mani sorridendo compiaciuto, arraffo l’odioso radio-orologio e digito una più rilassata sveglia, ma sì, domani mi alzo tardi, facciamo alle nove! Oops, ho messo alle nove e nove, va beh lascio così. Ma come! L’avevo già impostato alle nove! Alle nove! Stupida sveglia, alle nove! Dopo aver trafficato un po’ con la sveglia mi addormento beato a metà serata. Riposo.
Che ronfata! Le dico, la migliore della mia vita. Apro gli occhi che la radio sbraita e ci rompe con fesserie inaudite, la stanza è piena di luce! Spengo la radio. Cavoli! Sollevandola scopro che il comodino è pieno di polvere, il vuoto lasciato dalla sveglia sembra un buco nel ghiaccio del polo. Che strano, penso, anche se magari non è così strano, visto che di far le pulizie non me ne passa da un pezzo. La sera prima, dice? No, non me ne ero accorto, era buio, ero stanco. Me ne sono accorto solo stamattina.
Mi alzo che ho una fame! Che stupido, ma ho cenato ieri sera? Mi faccio un caffè e mangio una merendina. Ma che fame! Ne mangio un’altra. Lo stomaco brontola fortissimo, fa paura. Mangio tutto il pacco e due confezioni di cracker. Che strano, forse ieri non ho cenato, ho cenato? Non mi ricordo. E che vuole, ero stanco. Mangio anche un gelato.
Vado in bagno che sono un po’ più sazio e un po’ più sveglio da rendermi finalmente conto che qualcosa, in me, non va. Mi guardo allo specchio e rimango impietrito. Sono stati giorni pesanti, non ho avuto molto tempo per me stesso, ma ridursi così. Ma come ho fatto. E nessuno mi ha detto niente, che cari a lavoro, o forse che stronzi? Avrebbero dovuto dirmelo che sembro l’uomo di Neanderthal. Ho una barba lunghissima, ma da quanto tempo non mi rado? Da lunedì, forse. Beh, forbici e rasoio e passa una buona ora, inoltre puzzo un bel po’ e mi faccio un bagno. Perdo del tempo per riempire la vasca perché l’acqua esce sporca, questi tubi non li scarico da giorni, diavolo come è sporca. Vede, la barba era già un indizio, ma io ancora non mi ero reso conto, che strano.
Esco di casa tutto profumato ed incontro la portinaia che mi fa la festa! Ma dove è stato? Non l’ho più vista! Mi è mancato! C’è un “po’” di posta per lei. Ed io, felice di non avere fretta per poter stare a parlare con la cara portinaia, rispondo, ho lavorato tantissimo! Guardi, cara signora, neppure un minuto libero! Anche lei mi è mancata! Caspita quanta posta, ma è sicura che sia tutta per me? La portinaia mi racconta che è stata in vacanza al mare, con la sorella, che c’era tanta gente e la sera i giovani facevano dei festini in spiaggia. E lei, quest’anno solo lavoro? Ma no, le dico. Sono in ferie per quasi tutto Agosto, mi farò un bel giro.
Lo so, lo so, è quel che ha detto pure la portinaia, Agosto? Vorrà dire Settembre. Ma no, le dico Agosto. Mi prende in giro, Agosto è passato! E così via. Lo so, non mi faccia ripetere tutto dall'inizio. Stamattina cadevo davvero dalle nuvole. È strano, ne conviene? Corro a comprare il giornale per scoprire che è davvero Settembre. Che strano. Non le sembra così strano? No? Ma è un mistero! E' passato più di un mese! E' ovvio? Dice? Perchè? Vado a controllare.
Dunque, ho controllato, ha ragione lei, ieri, cioè quarantaquattro giorni fa, oltre ad impostare la sveglia alle 09:09 l’ho impostata per giorno 09/09/09! Ma è strano comunque, come ho potuto dormire così tanto! Mi addormento il 28 Luglio e mi sveglio il 9 Settembre!
Lei dice? Ma sì, forse avevo un po' di sonno arretrato.
Dovrei lavorare di meno?
Non si preoccupi, nel frattempo sono stato licenziato per inadempienza.
venerdì 26 giugno 2009
Gli uccellini
Ma quando inizia, inizia! Questo periodaccio è iniziato ben in anticipo rispetto alle mie aspettative. Cavoli, ogni anno, l’avvicinarsi di luglio mi riempie la vita di così tante attività da non lasciarmi tregua. Ma io me ne frego e sto qui a parlare con lei! (Va beh dai, solo cinque minuti, poi scappo) Allora caro lei, è da tanto che non passavo, come sta? Mi fa piacere! No io non sto granché bene… e sì, le dicevo, è un periodaccio.
I giorni scorrono a ritmo irrefrenabile, l’operosità mi assale non lasciandomi neppure una sola ora d’aria. Casa mia rispecchia me stesso. Il mio libro, letto a metà, si impolvera sul comodino, le magliette usate bivaccano un po’ ovunque e i cartoni della pizza crescono nel camerino. Non ho più memoria neppure del mio sonno. Mi alzo, bagno, caffè e al lavoro. Lavoro, caffè, bagno e a letto.
Le notti si nascondono, dispettose. Vado a dormire che è già luce e mi sveglio che è sempre luce. Se cala la sera e mi distraggo un attimo, alzo lo sguardo che la sera è già mattina. Cavoli, almeno d’inverno la notte non mi sfugge, il buio non ha fretta, d’inverno. Ride? Mi prende in giro? La prego, sono serio, sarà lo stress.
L’unica parentesi, sono gli uccellini. Cosa c’è da ridere? Mi lasci dire. Ecco, le dicevo, gli uccellini. Quando chiudo gli occhi, stanco, sul mio cuscino, l’unica cosa che sento è il cinguettare allegro e impazzito degli uccellini. Lo lascio addormentandomi e lo ritrovo svegliandomi, mescolato al suono frenetico della vita cittadina. Per di più, abito proprio all’ultimo piano e una famigliola di piccioni tuba al di là della finestra, sento il frullare delle ali dei pulcini nel nido dentro la grondaia e i lucernai, aimè, sono sempre sporchi.
Il cinguettio è quello che più mi prende. Ma cosa diavolo avranno, gli uccellini, da dirsi con tanta foga non appena sorge il sole. È una piazza immensa, tutti parlano con tutti, cantano urlano e si scambiano gli ultimi pettegolezzi in cinguettese. Cavoli, gli uccellini sono forse peggio della tv. Non fanno che ciarlare. Per fortuna, le dico in verità, che almeno loro, i loro guai, le loro banalità, i loro gossip, il loro insultarsi se qualche uccellino ha tagliato la rotta o si è poggiato nel ramo dove voleva poggiarsi quell’altro, tutto il loro baccanare, maledirsi, irridersi, raggirarsi, vendersi, corteggiarsi e tradirsi, insomma, per fortuna io non posso capirlo.
Buona notte.
domenica 31 maggio 2009
Mah!
Solo a volte, si sente. A volte non si sente. Però, quando capita di sentirlo è insopportabile. Un rumore di carta accartocciata. Si amplifica a dismisura e riempie le orecchie e la mente. Non senti più i tuoi pensieri. Non senti più te stesso. Affiora un senso di panico. Allora, come per difesa, dici qualcosa, qualunque cosa. Canticchi un motivo oppure sospiri. Ognuno ha la sua difesa. Mio nonno, per esempio, inspirava forte ed enunciava, con voce ferma, Mah!
Io dico la prima cosa che mi passa per la testa, trallalero, ad esempio, oppure spesso dico diavolacci! Ci si sente, io sento la mia voce, sento me stesso e mi distraggo. Appena distratto torna tutto alla normalità, la carta straccia non scrocchia più.
A lei non capita? Che ne so, di ripensare a qualcosa che le da fastidio, un evento della sua vita in cui ha fatto una brutta figura o non si è comportato come avrebbe dovuto. No? Non le è mai capitata alcunché di cui non vuole avere ricordo? Per la quale sente l’inevitabile bisogno di cambiare pensiero se, per caso, qualcosa gliela riporta alla mente? No? Bé, non ci credo.
Diavolacci!
giovedì 28 maggio 2009
Il barista
mercoledì 20 maggio 2009
Il nasivendolo
E sì, le dicevo, entro nel negozio e mi guardo intorno. Il posto era un po’ buio, ma pulito. Le dicevo, caro lei, che voglio comprare un naso nuovo, già che ne dice? Un bel naso regolare e dritto. Ma perché mi chiede? Perché il mio naso è ormai vecchio e poi non è che mi piaccia granché.
Dunque dopo anni che vivo nel quartiere non c’ero mai entrato da questo nasivendolo, mi guardo intorno e frugo qua e là. No, ovviamente non c’erano solo nasi, c’erano proboscidi e nasi di porco, e ovviamente accessori d’ogni sorta. Che so, sturanasi, coloranasi, filtri e quant’altro. Il negoziante era un arabo, forse pakistano e mi saluta alla maniera socievole degli islamici. Lei dice? Io non penso, il mio naso non è poi così bello. Data un’occhiata mi avvicino al banco e gli spiego che naso mi piacerebbe trovare, lui annuisce, sembra aver capito, cioè magari è un trucco e io non ci casco, così gli dico di averlo già visto altrove un naso così. Ma lui mi dice, lei vuole un naso da principe persiano! Io ci penso ed effettivamente un naso di quello sul mio viso ci starebbe, eccome! Lei non trova? Ma lei mi lusinga, ma come le ho detto il mio naso non mi piace più. Gli dico di sì, che vorrei vederlo, lui mi risponde che non è merce comune, che qui in Italia per proteggere il Made In Italy non li fanno arrivare, ma mi fa capire che qualcosa si può fare. Allora gli dico, senza sbilanciarmi che sul prezzo ci possiamo mettere d’accordo. Lui capisce e chiude la porta, da una botola sul tetto tira fuori una scatola. Proprio così, non vuol credermi? Provi anche lei domani mattina! Mi mostra un naso davvero stupendo, un po’ troppo scuro per la mia carnagione, ma mi spiega che con il coloranaso possiamo adattarlo tranquillamente.
Ma la prego, non insista! Il mio naso non è adatto, che pregi poi avrebbe secondo lei? Gli chiedo dettagli, da dove viene, come è stato realizzato, che pelle è e così via, mi racconta che il naso è originario dell’Iran ed è prodotto proprio nel nasificio dello scià. La pelle è di giovane, una pelle da 20 anni, che ben si adatta a varie manipolazioni quali invecchiamento e abbronzatura, se fosse di più giovane sarebbe più dura e di più vecchio più flaccida, insomma è l’ottimale. Per farla breve mi ha convinto, del prezzo però non le dico, contrattiamo un po’, ma di troppo non vuol scendere. Faccio per prendere il libretto che colgo qualcosa, forse uno sguardo. Sento nell’aria una sensazione strana. Allora mi fermo e gli chiedo di poter vedere il naso l’ultima volta, lui tentenna un attimo di troppo e poi sorridente me lo porge. Bè caro lei, non me lo sarei mai aspettato, controllando attentamente proprio dentro la narice era sta grattata via una scritta, mi sposto alla luce e osservo per bene riconoscendo una scritta a me ben nota. Lo guardo e gli dico che ci ho ripensato, lui che ha capito non insiste e mi saluta.
Che cosa c’era scritto? Lo vuole sapere? Beh se fosse stato quel naso che mi aveva detto, per quale motivo c’era scritto Made In China? Non che abbia qualcosa contro il Made In China, ma un bel naso persiano originale ne vale cento di qualunque altra origine. Come dice? Che sono stato fortunato? Ma perché caro lei? Ah perché il mio naso ha più pregi di quanto io stesso creda? E quali sarebbero, mi dica?
È vero, convengo, forse ha ragione il mio naso oggi e chissà quali altre volte mi ha salvato, fiutando l’imbroglio del nasivendolo.
lunedì 18 maggio 2009
Caro lei, è un piacere!
Effettivamente qualcuno mi sta leggendo, altrimenti non potrei esistere, in quanto scrittura. Ma sì è vero c’è qualcuno, mi sta leggendo. Cosa ne pensa, dovremmo salutare? Lei non può? A già, scrivo solo io. Allora cosa mi consiglia?
D’accordo sono solo scrittura, allora non devo salutare, ma mi imbarazza un po’, l’essere letto intendo. Fa nulla, in ogni caso non ho interesse a correggere i tempi dei verbi, la punteggiatura e quelle altre cose della buona scrittura. In fondo quando parlo non mi fermo mica a rivedere ciò che ho detto. Ben che meno se penso! Penso come mi viene, lei concorda?
Allora è deciso, qui non si saluta e non si ricorregge.
domenica 17 maggio 2009
il Cyrano
Cerco un luogo dove poter essere io, non ho bisogno di vendermi, vorrei un luogo per me. Un gatto dorato, mi osservava, sul marciapiede, rallento per non spaventarlo e lo raggiungo, scapperà, penso, è un gatto di strada, ma lui era più sicuro di me e rimase lì a guardami passare, più di così non so mentire, si fidi.
Vorrei un luogo come una scatola di cartone, immensa e invisibile, da riempire di gatti e di foglie, forse qualche pietra e giusto un paio di parole, ovviamente anche questo è mentire, ma mi lasci fare. Oggi un donna, non troppo giovane e non troppo vera, camminava lentamente, appoggiata al suo bastone, aveva una casacca leggera e colorata, capelli lunghi e un seno piccolissimo, una gonna scarlatta e un viso triste, potrei averla amata, pensai, che imbroglio, non crede? In questo scatolone segreto, solo mio, metto anche la donna e il suo bastone, le piace come viene? Metto su qualche altra fantasia, abbia pazienza, qualche altro rigo.
Svoltato l’angolo ho trovato un osso, sì un osso, un osso di cane, rosicchiato, che bello, pensai, un cagnone peloso si sarà divertito un mondo, e va bene, questo l’ho inventato, ma fa parte del gioco, non è d’accordo? L’osso lo metto nel mucchio, perché voglio un luogo dove metter tutto.
Dopo un po’ ho incontrato un amico, cioè un tale, con cui abbiamo scherzato e discusso, discusso di questioni della vita, come si fa tra amici intimi, sì con quel tale è nata un’amicizia, profonda direi, chissà come si chiamava, le ho detto che era un mio amico, quel tale, sì ovviamente non è così, non lo conoscevo. Nella mia scatola non metto l’amicizia, non serve, in questo luogo voglio star solo e poi, a parte quel tale, non ho molti amici.
Infine tornando, ho pestato una merda, sì davvero, una merda di cane, sarà stato il cagnone dell’osso, ma poverino, non è colpa sua e neppure del padrone che la paletta l’aveva, ah per inciso, il padrone è quel tale, il mio amico, però all’atto di raccoglierla, la merda, il tale è stato trascinato via dal cagnone, che aveva visto il gatto dorato, ma il gatto spocchioso la sapeva lunga e stavolta si è spostato, con un balzo è saltato addosso alla sua padrona, che posato il bastone si riposava sulla panchina lì vicino, e sì chissà quando l’ho amata, quella donna. Le dicevo che la colpa è mia che ho smesso di guardare i miei passi, mi sentivo sicuro ed invece era una menzogna.
Insomma il mio luogo sarà una scatola, dove metto qualche pietra, una foglia, la donna, l’osso e il gatto e metto pure lei, ci vuol venire? Lei mi serve, perché mentire a se stessi non si può, ma a lei posso dire ciò che mi pare, non crede?

