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giovedì 28 maggio 2009

Il barista

giovedì 28 maggio 2009 7
La sa una cosa? Oggi sono veramente stanco. Cioè, non che abbia fatto chissà che! È che questo caldo, questo periodo, tutto questo bere, stanca … Fosse già estate, sarebbe normale, in estate non ci si può sentire stanchi. Ma ecco, un Maggio così mi imbestialisce. Non dovrei? Ma io devo. Ho da fare tante cose entro Luglio, ma il tempo non mi è amico. Per di più non sembra essere amico di nessuno. Prenda oggi per esempio, sono entrato al bar volendomi prendere un caffè, ma poi ho pensato, un caffè? Con questo caldo! No, no. Allora ho ordinato un caffè shakerato. Il povero barista, che è cinese di nascita, d’aspetto e di usi, mi ha guardato così stupito che i suoi occhietti sono diventati tondi più dei miei. Lui, non potendo capirmi, ha chiesto, un caffè esplesso? E io, che sopporto poco il caldo e ancora meno il mettere in difficoltà la gente ho risposto, sì, ma colto!

lunedì 25 maggio 2009

L’effetto Nähtamatu

lunedì 25 maggio 2009 6

Aspettavo appoggiato ad un lampione di fronte all’uscita del metrò. Per terra c’era ogni sorta di spazzatura. Un elastico rosa con una stellina di plastica giaceva, sporco, su un foglio scritto a penna. Ai miei piedi, attaccata al lampione, una catena blu abbandonata. Le cicche di sigaretta riempivano il marciapiede come cartucce usate di un mitragliatore. Biglietti usati, un tappo, un calzino di neonato, una gomma da masticare, dei fazzoletti e uno sputo. Io me ne stavo appoggiato al lampione e aspettavo.

Ad ogni tremolio del terreno, seguivano dopo quaranta secondi, sciami di pendolari che riemergevano alla luce come formiche da un formicaio. Io, appoggiato, ne venivo avvolto, ogni volta, finché, disperso anche l’ultimo e attardato viaggiatore, rimanevo di nuovo solo con il mio lampione. Aspettavo da un po’, ma non mi dispiaceva, ad ogni nuovo arrivo ero avvolto da cento vite e poi rimanevo solo ed aspettavo ancora. Io, il lampione e lo sputo.

Una ragazza sudamericana, sale lentamente ondeggiando i fianchi abbondanti. Un signore africano sale gli scalini a tre a tre. Un’anziana signora porta in mano una biciclettina rosa con le rotelle. Due ragazzi con dei berretti salgono affiancati e non si parlano. Due signori, giacca e valigetta, escono di fretta aggiustandosi la cravatta. Una bambina dà una mano alla nonna che con l’altra mano regge la sua bicicletta. Segue una ragazza dai capelli chiari, vestita di bianco, con al braccio dei sacchetti. Un ragazzotto alto e magro con in mano una chiavetta, mi fissa, aspetta un minuto, poi guarda l’orologio, mi guarda ancora e poi seccato va via. Per ultimo arriva, per niente frettoloso, un ragazzo riccioluto che sale chino. Legge un libro dalla copertina di cartone e non riesce a smettere, è un libro che cammina. Finiti i gradini continua a camminare senza mai guardare ciò che gli sta attorno. Dopo venti passi o forse anche più, alza su gli occhi solo per un istante. Si ferma, si volta, torna indietro, svolta l’angolo e anche una pagina.

Trema il marciapiede e comincio a contare, trentotto, trentanove e quaranta. La prima è una ragazza con un coniglio al guinzaglio. Due ragazzini con lo zainetto. Un gruppo chiassoso e festeggiante sbuca, sbandierando il leone giallo dello Sri Lanka. Una vecchia col bastone compare sfoggiando occhiali da sole da fotomodella. Eccolo arriva, abbandono il lampione e gli vado incontro. Lo saluto dicendo, l’ho riconosciuta dalla foto sul volantino! E' un signore bassoccio, calvo al centro e con dei capelli lunghi e ondulati intorno. Ha dei baffoni alla ungherese e si presenta come signor tal dei tali. Ci incamminiamo verso il bar e lui accaldato si allenta la camicia. Seduti al tavolo ordiniamo tè freddo e intanto che aspettiamo, io mi metto comodo e lui inizia il suo show.

La mia ditta le produce da anni e mai come adesso hanno avuto più successo. I nostri clienti non si sono mai lamentanti, anzi! Chi compra una volta compra per sempre! L’idea è perfetta, brevettata. Il risultato è garantito, può starne certo. Io gli chiedo se ne ha mai venduti nel mio quartiere, lui mi dice di sì, a centinaia, ma ultimamente è stato in giro per promuoverlo nelle altre città, così adesso qui nel quartiere non vende da un po’, ma si rifarà di certo. È una bomboletta, vede? Dice. Anzi in realtà sono due. Ogni coppia di bombolette è univocamente legata, sicché abbinandone una di un’altra coppia nulla può farsi, il miracolo non avviene. Questa è una garanzia essenziale affinché il sistema funzioni, difatti funziona magnificamente. Non le vendiamo in larga scala per mantenere una sorta di anonimato. Non raccontiamo nei volantini come funziona, altrimenti la troppa informazione attirerebbe gli imbroglioni che, immediatamente, inizierebbero a trovare un sistema per aggirare l’effetto. Così vendo porta a porta, e chi compra non va in giro raccontandolo a chiunque, ne va del suo interesse. Ci servono il tè freddo e io ho qualche dubbio. Lui sottolinea, non sostituisce un antifurto! È solo un qualcosa in più. D’altra parte potrebbe già bastare, ma è sempre possibile per via teorica trovare una contro formula che annulli la prima. Sorseggio il tè e gioco col ghiaccio, mentre il venditore recita la sua parte. Ogni bomboletta è realizzata nei nostri laboratori indipendentemente dalle altre, così che il composto sia univoco, l’altra bomboletta, noi la chiamiamo antidoto, è realizzata al contempo con la prima e, come Eva con la costola di Adamo, possiede quell’ingrediente speciale che permette la reazione con la sola compagna. È così si ha l’effetto Nähtamatu, spruzzando leggermente il mezzo con la prima bomboletta, esso immediatamente svanisce.

Svanisce, sì, ha capito bene, diventa invisibile e immateriale, pur rimanendo dove lo si ha lasciato. Passandoci una mano attraverso non si percepirà la sua presenza, né osservando attentamente si potrebbe notare qualcosa. Tuttavia se, ad esempio, per ipotesi, la si attaccasse ad un gancio e la si issasse da terra, facendola svanire con la bomboletta il gancio non reggerebbe, improvvisamente, più alcun peso. Basta una spruzzatina del rispettivo antidoto che la si troverebbe di nuovo fluttuante, agganciata saldamente all’adesso di nuovo appesantito ipotetico gancio. È impossibile ricolorare durante l’effetto Nähtamatu né esiste alcuno strumento in grado di individuare l’oggetto. Solo chi ha invisibilizzato sa dove andare a spruzzare l’antidoto, è brevettaro, è testato, non si sa di nessuno che abbia forzato il sistema. Le dicevo, in conclusione, che però non è sostitutivo di un antifurto, in teoria è possibile aggirare l’effetto. Allora gli chiedo, un po’ spazientito, ma scusi allora? A che cosa servirebbe? Ma come non capisce? Risponde un po’ offeso, si immagini la scena, lei arriva con la sua bella bicicletta e la lega ad un palo. Passa un ladro, la vede, gli piace, gli basta un seghetto e la catena è saltata. I nostri concorrenti puntano sulle catene, rafforzandole, rendendole antitaglio e antifiamma. Noi invece facciamo un passo indietro, il ladro non vede la bici, che taglia a fare la catena? La catena, però, è necessaria, sia per star certi che in ogni caso la bici sia legata, sia per sapere dove la si è lasciata. Io lo guardo interdetto, forse ho capito, ma lui chiarisce sorridente, non si era mai chiesto prima d’ora perché in molti pali e lampioni ci siano abbandonate così tante catene colorate?

martedì 19 maggio 2009

Il vestitino di filo

martedì 19 maggio 2009 1

Camminavo a passo svelto, non che avessi fretta, è che mi piace sembrare occupato. C’era un bel sole, ma era anche nuvoloso, cioè era una bella giornata con qualche nuvoletta, ecco. C’erano volantini per terra e i cartelloni della campagna elettorale mi osservano e ciarlavano, ma io andavo di fretta, così da non essere scocciato, perciò mi piace sembrare occupato anche quando non ho impegni. Ero quasi alla fine del viale, che inizia a piovere, e sì, e che pioggia! Iniziano a piovere dei meloni gialli, grossi così e belli maturi! Cominciarono a schiantarsi per strada insozzando di polpa tutto intorno, allora, visto che comunque andavo di fretta perché avevo un impegno, sbuffando visibilmente per la scocciatura, mi riparo sotto la tettoia del bar Shakespeare.

Strofino fragorosamente la scarpe sullo zerbino. Sulla panca, lì accanto, due anziani e un rabbino discutono di politica agitando i bastoni a mo di indici. Entro, vado a sedermi su uno sgabello al banco, il barista cinese non mi vede, ma perché i baristi cinesi non ti vedono mai? Aspetto prendendo una bustina di zucchero. Vicino alla vetrata tre anziane signore incappellate bevono tè e chiacchierano, sotto una sedia un cagnolino con un fiocchetto rosa, cioè una cagnolina. Il barista sta disponendo dei panini su un vassoio, io aspetto. Ad un tavolo un ragazzo con un giubbotto di pelle è accovacciato sulle sue braccia, dorme. Vicino alle signore siede un cieco con bastone e cane guida, ascolta. Saluto timidamente le spalle di un barista, sordo. Al video poker un uomo con indosso un casco da moto nero ha in mano un sacchettino pieno di spiccioli, gioca. Al centro della sala un tavolino tondo con una tovaglia candida, una bambina con un vestitino di filo siede e beve whisky.

Il barista finalmente si accorse di me e gli ordinai un caffè, mi diede le spalle e iniziò a trafficare. Le signore incappellate ridevano e parlavano contemporaneamente, la cagnolina, accucciata sotto la sedia, mostrava la lingua e muoveva la coda sinuosamente, come solo le cagnoline sanno fare. Il cane del cieco sulle zampe anteriori fissava composto la cagnolina, distoglieva lo sguardo di tanto in tanto per gettare un’occhiata al suo padrone. Il cieco stava col mento all’insù e ascoltava. Il barista aspettava che il caffè riempisse la tazzina e io aspettavo il barista. Il ragazzo con la giacca di pelle dormiva, gli anziani fuori discutevano e l’uomo col casco inseriva monete nella macchinetta. La giovinetta con il vestitino di filo vuotò il suo bicchiere di whisky e dispose sul tavolo un puntaspilli e una forbice. Finalmente fu pronto il caffè e versai mezza bustina di zucchero, il barista prese uno strofinaccio e iniziò ad asciugare dei bicchieri. Fare il barista ha i suoi pregi, ma tra i difetti che non potrei tollerare ha che è l’uomo più osservato del locale. Mescolavo il caffè e, ovviamente, osservavo il cinese che sistemava il banco e si affaccendava in mansioni da barista. Caso volle che il peggior incubo del poveretto si verificasse proprio in quel mentre, quando con ancora un bicchiere in mano il suo sguardo si pietrificò verso una pila di piatti da cui spuntava, allegro e pasco, un grosso scarafaggio marrone. La ragazza sfilò un ago dal puntaspilli e vi infilò un filo del suo vestitino, prese in mano un lembo della tovaglia e iniziò a ricamare. Il barista si voltò di scatto verso di me, ma io avevo distolto lo sguardo, tranquillizzatosi che non avevo visto si avvicinò allo scarafaggio brandendo il bicchiere. Piovvero altri tre meloni e gli anziani fuori puntarono i bastoni a cielo.

Sorseggio il caffè spiando la ragazza, ricama in tutta fretta e il suo vestitino si smaglia, rapidamente. Quanto più cautamente possibile il barista prepara il suo attacco, alzando il bicchiere sopra la testa. Le signore hanno appiccicato i nasi al vetro e scrutano il cielo, parlano, c’è una corda da un palazzo all’altro, dicono. Il cane pastore dà un ultimo sguardo al cieco e inizia quatto quatto ad allontanarsi, la cagnolina ha visto e scodinzola platealmente. La ragazza ricama e il vestitino si scuce, una manica ormai non c’è più mostrando una spalla delicata e minuta. Il cinese abbassa il bicchiere, ma lo scarafaggio sfugge scappando lungo il bancone. Io poso la mia tazzina, ormai vuota. Il video poker suona e lampeggia, l’uomo con il casco ha smesso di inserire monete. Per strada arriva un vigile e ferma il traffico. La donna ricama, forse un gambo. Il barista sbatte il bicchiere sul bancone, ma lo scarafaggio è più rapido. Il cieco origlia le signore, c’è un uomo sulla corda, dicono. La seconda manica del vestitino è un ricordo, il collo della donna è scoperto e teso. Il ragazzo dorme. Gli anziani si alzano in piedi per vedere meglio. L’uomo col casco schiaccia i bottoni con i pugni. Lo scarafaggio si ripara sotto un fornetto. Il cane guida ha raggiunto la cagnetta, si odorano. Il vestitino si sfila mostrando una schiena marmorea. Il barista attacca con una paletta. Le signore vociano, è un funambolo, no un giocoliere. I seni si scoprono lentamente e sulla tovaglia appare un petalo. Per strada accorrono dei curiosi. Il cieco si sporge per sentire meglio. L’uomo gioca, lo scarafaggio scatta, i cani si leccano timidamente. E’ un giocoliere funambolo, grida una signora, ma il ragazzo dorme nella sua giacca di pelle. Un altro petalo affianca il precedente e i seni nudi ondeggiano leggermente. Il barista afferra una padella, le donne gridano, le mani alla bocca. Cadono due meloni sulla strada, il cieco tasta l'aria cercando il bastone. Quanti ne ha? Saranno cento! I fianchi candidi sono adesso scoperti. La macchinetta trillante ormai impazza. I cani si leccano adesso goduriosi. Sono cento meloni, ti dico, che volteggiano, è un folle, è un folle, gliene cade un altro! La tovaglia è ormai un enorme giglio ricamato, il cui ultimo petalo ha scoperto anche il ventre. Il barista scaglia sul muro la padella, lo scarafaggio terrorizzato salta sui panini. La donna è ormai nuda ed è una fata, afferra le forbici e ritaglia il tutto. La folla mormora, incita, grida, alternando momento di teso silenzio. Il barista afferra un mattarello, il cieco si sporge e chiama il suo cane, la tovaglia è divenuta un elegante caffettano.

Io mi alzai affascinato e lei fece a sua volta, mi guardò e io morii. Il video poker esplose in trilli e lampeggi vomitando diecimila monete sul pavimento. Le incappellate urlavano un po’ spaventate, il cieco sporgeva pericolosamente dalla sedia. La donna si avvicinava con le forbici in mano, io ero immobile con il petto in fiamme. Il vigile intimava di stare indietro, il cinese concentrato tendeva i muscoli, l’uomo col casco in ginocchio incassava. Mi fu davanti e mi fissò, due occhi neri mi rivoltavano il ventre, afferrò la mia polo e iniziò a tagliarla. L’uomo sfilò il casco e prese a riempirlo, la giacca di pelle respirava lentamente. La donna tagliava adagio e sicura, la lasciai fare non potendo far altro, tagliata la maglia si accovacciò e riprese, tagliando via anche i pantaloni. L’uomo riempito il casco se lo rimise, una doccia di monete lo bagnò beato. I due cani si abbracciarono e con passione si amarono. Il cieco cadde urlante sul pavimento. Le donne esultarono, incredibile, ce l’ha fatta! Il barista colpì, martellando dappertutto.

Rimasi nudo, ardente e felice. La fata era svanita senza che me ne accorgessi. Due cani lì accanto ululavano di piacere, le signore e la folla applaudivano. Mi voltai verso il banco, ma il barista non guardava, correndo e urlando si schiantò su un trave. Un ragazzo dormiva e un casco gridava evviva! Indossai il caffettano e fuggii di corsa, prima di uscire uno scarafaggio mi sfrecciò davanti mescolandosi tra una folla impazzita ed esultate. Aveva smesso di piovere.

Visto che avevo un impegno me ne andai indaffarato, come immerso in contorti pensieri, ma in realtà pensavo semplicemente a quanto è strano quando piove col sole.

 
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